Lettera aperta al Sindaco on.le Walter Veltroni

 

 

         On.le Sindaco

         Mi perdoni se ardisco rivolgermi direttamente a Lei. Lo faccio solo perché essendo cittadino romano, ritengo mio diritto appellarmi – l’istituto è abbastanza desueto ma credo non sia mai stato formalmente abrogato – direttamente a Cesare. Vorrà convenire con me che Ella, in quanto sindaco dell’Urbe, è oggi dei Cesari, sia per motivi cronologici e pro tempore, il successore; deinde la provocatio ad principem nella sua persona.

         Come cittadino ma anche come Presidente dell’Associazione Navona 2003 intendo rappresentarLe lo sconcerto che mi ha causato la lettura della Delibera di Giunta n. 568 del 28/10/05 che Ella, come dicono, ha fortemente voluto per preservare Piazza Navona “dal degrado”. Intento nobilissimo il Suo se andasse incontro a quanti – residenti, operatori economici e culturali della Piazza – hanno manifestato ed ancora manifestano l’esigenza che l’antico stadio di Domiziano venga liberato dagli abusivi che lo sommergono di merce taroccata, da nomadi che – usando ignobilmente dei minorenni – praticano forme più o meno palesi di accattonaggio o da altre etnie che taglieggiano i turisti o taccheggiando o estorcendo denaro con altri comportamenti da codice penale.

         Abuso della “Provocatio  ad Caesarem” se le faccio notare che queste realtà nella Sua delibera non compaiono affatto?

         Commetto delitto di lesa maestà se mi permetto di attirare la Sua attenzione su alcuni aspetti di illegittimità patente e di distorsione della realtà che, a colpo d’occhio emergono dalla lettura della Delibera della cui paternità Ella sembra essere tanto orgoglioso?

         Posso procedere? Grazie!

         Iniziamo dalle questioni di legittimità; la DGC 568/05 si basa sui seguenti presupposti:

a)                 Che con deliberazione del Consiglio Comunale 104 del 23 Giugno 2003, in base al punto 1) lettera A) è stata creata una Commissione incaricata di predisporre “un Piano che individui la massima occupabilità di suolo pubblico delle aree sottoposte al vincolo di tutela, secondo i criteri stabiliti nel provvedimento stesso, tenendo conto della compatibilità tra le aree ove potranno essere ammesse le occupazioni di suolo pubblico ed il rispetto dei singoli monumenti;

b)                 Che la suddetta Commissione ha completato i propri lavori e, in particolare per Piazza Navona – inserita nell’elenco delle aree sottoposte a disciplina particolare dei progetti unitari “Salotti della Città” – ha individuato, quali aree assentibili ai fini dell’occupazione di suolo pubblico, quelle dell’anello perimetrale della Piazza; Che, per contro, l’area della piattaforma centrale posta all’interno del suddetto anello è stata considerata dalla Commissione di cui sopra oltremodo aggravata dalla presenza di occupazioni improprie o comunque eccessive e tali da rendere, di fatto non fruibile la lettura del palinsesto architettonico connotante la piazza; Che la stessa Commissione, in più circostanze (tra gli altri, con verbale del 20 ottobre 2004), ha espresso l’avviso che l’area di cui trattasi debba essere liberata “da qualsiasi attività commerciale”;

c)                 Che la Commissione è pervenuta a tale conclusione dopo un’approfondita analisi di tipo architettonico, storico e paesaggistico che ha riguardato le diverse emergenze architettoniche e monumentali presenti sulla piazza, valutando che le occupazioni di suolo pubblico al di fuori dell’area perimetrale costituiscono un forte ed evidente ostacolo alla loro visibilità e godibilità;

d)                 Considerato, altresì, che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, con lettera n. 9712 del 27 ottobre 2005, ai fini della tutela del decoro dei monumenti e della Piazza Navona, ha convenuto sulla opportunità di adottare iniziative volte a ridurre il carico di attività commerciali e di intrattenimento che si esercitano attualmente nell’area centrale della piazza, rendendo fruibili ai visitatori gli spazi adiacenti alle fontane monumentali;

e)                 Che le richiamate conclusioni dei lavori della Commissione incaricata ai sensi della deliberazione C.C. n. 104/2003 e l’intervento dell’Autorità statale preposta alla tutela configurano il ricorrere dei presupposti previsti dal menzionato art. 2, comma 2 della deliberazione C.C. n. 119/2005, sotto il profilo della salvaguardia del decoro del luogo e, conseguentemente, la necessità – nelle more dell’adozione, da parte della Giunta Comunale, del provvedimento di approvazione del piano complessivo predisposto dalla citata Commissione – di recepire le prescrizioni sopra indicate e individuare le aree di Piazza Navona oggetto di occupazione di suolo pubblico e le relative superfici massime assentibili”;

Orbene, quanto al punto a) basta leggere l’art. 10 della delibera C.C. n. 119/05 “Sono revocate le disposizioni contenute nella deliberazione del Consiglio Comunale n. 892/1981 e quelle relative alla disciplina ordinaria contenuta al punto a) del dispositivo della deliberazione del Consiglio Comunale n. 104 del 23 giugno 2003 per rendersi conto che l’impianto normativo previsto dalla DCC 104/03 era, al momento dell’adozione della Sua delibera inesistente perché revocato. Inoltre, l’art. 11 della DCC n. 119/05  lungi dal “fare salve le attribuzioni delle competenze della suddetta Commissione fino al completamento dei lavori in essere alla data dell’entrata in vigore del Regolamento stesso” come suggestivamente e sornionamente riportato nelle premesse della DGC n. 568, prescrive che “La Commissione prevista al comma 2 del punto A) del dispositivo della Deliberazione del Consiglio Comunale n. 104/2003 continuerà a svolgere la propria attività fino al completamento dei lavori in essere alla data dell’entrata in vigore del presente regolamento. Quindi NON le attribuzioni e le competenze (già revocate come prima visto) vengono fatte salve ma la sola prosecuzione dei lavori in essere e ciò – conseguenzialmente quanto lapalissianamente – fino all’entrata in vigore della delibera 119/05 recante la revoca della parte A) della DCC 104/03.

Va inoltre rilevato, signor Sindaco, per quanto sopra già detto (revoca di cui all’art. 10 e specifica prescrizione dell’art. 11 della DCC 119/05) che i lavori della Commissione di cui ai punti b) e c) di questa mia, sono divenuti inutilizzabili ai fini della formazione di nuovi atti amministrativi quale indubbiamente è la Sua delibera, la 568.

Il punto d) considerato alla luce di quanto realmente contenuto dalla lettera 9712 del 27/10/05 della Sovrintendenza Regionale Lazio che riporto tra parentesi (“Questo ufficio, esaminata la proposta di ripristino delle quote originarie della pavimentazione della piazza in oggetto, ritiene di poter concordare, in linea di principio, con le volontà espresse da codesta Amministrazione a condizione che gli spazi attribuiti ai singoli locali, per installazioni fisse o mobili all’aperto, vengano limitati e sulla pavimentazione venga definito, in fase di progetto esecutivo, un riscontro che consenta di apprezzare facilmente eventuali occupazioni abusive alle quali i VV.UU. dovranno porre il massimo dell’attenzione. Inoltre si ritiene necessario, per il decoro dei monumenti e della piazza stessa, ridurre il carico di attività commerciali e di intrattenimento che si esercitano attualmente nell’area centrale della piazza, rendendo fruibili ai visitatori gli spazi adiacenti le fintane monumentali.”) non ha altro valore se non quello di mero riempitivo non essendo quelle della Sovrintendenza che raccomandazioni generiche quasi pleonastiche per quanto attiene gli spazi ADIACENTI le fontane monumentali da sempre liberi da attività commerciali autorizzate e invasi, semmai, dalle genie di abusivi che infestano la Piazza.

Il punto e), poi, venuta meno la possibilità di utilizzare i lavori della Commissione e considerato l’effettivo portato della lettera della “Autorità Statale preposta alla tutela”, ha la stessa consistenza di una nuvoletta che sarà dissolta dai venti che, sempre più forti prevedo, soffieranno su quest’atto.

Mi sembra assodato, a questo punto, che la DGC 568/05 sia un atto basato su presupposti… inesistenti.

La prego, signor Sindaco, non si alteri e non se la prenda a male!

Sto solo cercando, dopo averLe ricordato che è in corso una specie di “invasione barbarica” da cui Ella dovrebbe in qualche modo difenderci, di farLe comprendere che noi – cittadini romani – vorremmo continuare a vivere la nostra Piazza come artisti di strada, caricaturisti, ritrattisti, paesaggisti, operatori della ristorazione o come qualsiasi altro… quisque de populo.

Ella è di diverso avviso? Perché identifica in noi, nel nostro lavoro, nel nostro modo di essere il degrado che affligge la piazza? Non le viene il dubbio di essere un tantino elitario? Guardi qualche stampa antica, rilegga il sonetto che il Belli ha dedicato a Piazza Navona e si convincerà che lo stadio agonale, parte viva del tessuto cittadino, è da sempre il palcoscenico su cui noi romani continuiamo a recitare in modo genuinamente popolare la quotidiana commedia della vita.

Roma e queste pietre patinate del tempo che i nostri padri ed i nostri nonni hanno calcato consumandovi il loro tempo terreno hanno bisogno di un atto d’amore. Sì, ha capito bene! E amare Roma ed i suoi luoghi storici vuol dire soprattutto amare e rispettare il popolo che li anima.

Noi, signor Sindaco, fermamente intendiamo continuare ad essere ciò che siamo sempre stati; se Ella ci vorrà al Suo fianco per realizzare progetti che facciano più bella casa nostra – senza snaturarne l’anima – ce lo chieda con l’affettuosa sollecitudine di un fratello e non con l’odiosa arroganza di un Despota. Da parte nostra, se ciò avverrà, risponderemo al Suo appello senza negarci, con lo slancio ed il cuore che ci caratterizzano da sempre.

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE NAVONA 2003



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